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Stato: |
Italia |
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Regione: |
Emilia-Romagna |
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Provincia: |
Parma |
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Coordinate: |
44°31′0″N
10°12′0″E
/ 44.51667°N
10.2°E
/
44.51667;
10.2 |
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Altitudine: |
800 m
s.l.m. |
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Superficie: |
78
km² |
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Abitanti: |
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2.096 |
31-05-2007 (fonte Istat) |
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Densità: |
27 ab./km² |
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Frazioni: |
Albazzano,
Antognola, Anzolla, Boschetto, Capoponte,
Capriglio, Carobbio, Carpaneto,
Casagalvana, Casale di Vezzano, Casola,
Costa, Fontanafredda, Groppizioso,
Groppo, Isola, Lagrimone, Madurera,
Moragnano, Musiara Inferiore, Musiara
Superiore, Pianestola, Pietta,
Pratolungo, Reno, Rusino, Schia,
Treviglio |
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Comuni
contigui: |
Corniglio,
Langhirano,
Neviano degli Arduini,
Palanzano |
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CAP: |
43028 |
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Pref.
telefonico: |
0521 |
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Codice
ISTAT: |
034039 |
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Codice
catasto: |
L183 |
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Nome
abitanti: |
tizzanesi |
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Le forti
popolazioni montanare dei Ugures, oltre 200 anni
aC., abitarono il territorio appenninico e
perciò anche quello tizzanese.
Questa amena località fu un po' il confine tra I
Ligures ed i Gallì. Dolcemente acclive,ricco di
boschi e di acque, con ampia visione della
Pianura Padana, il tizzanese dimostra, però, nel
nome, come vuole una leggenda, la sua origine'
romana.
All'indomani della decisiva vittoria sui Galli,
per proteggere e consolidare la conquista delle
vallate appenniniche, Tito Cornelìo Balbo,
generale romano, fondò Tizzano che da lui prese
Il nome e costruì anche una strada che da lì,
attraverso il monte Caio, giunge a Ballane e a
Corniglio.
Il primo documento scritto risale all'8 marzo
991: è un atto di vendita di Prangarda al
diacono Ralbaldo della Pieve di Borgo San
Donnino. Su un cucuzzolo, ropaggine di Monte
Rotondo, era un potente e grande castello di cui
esistono ancora i ruderi, scavando nelle
fondamenta del quale fu trovato un tizzone
acceso."
A questa leggenda è legato lo stemma del Comune:
su un fondo argentato
una mano destra stringe un tizzone acceso.
Zona fertile e di facile accesso fu dominata,
nella sua storia, da molti padroni:
dall'imperatore Venceslao di Boemia ai Correggio,
ai Pallavicina, ai Terzi, agli Sforza, ai Darla,
ai Farnese, ai Fiaschi, ai Fieschi ed infine ai
Venturi con i quali si estinsero i feudi.
Il castello ai primi di questo secolo fu
acquistato dal noto scultore Ximenes che lo
depauperò di quadri, armi e mobili; durante il
fascismo fu ceduto al Comune, ma i segni
dell'abbandono apparivano evidenti.
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